Sindaco Sassello: Diario di un anno di peste suina africana

Dal 7 dicembre al 10 dicembre… il poco nulla
Sassello – Riceviamo e pubblichiamo questo “diario” di Daniele Buschiazzo, sindaco di Sassello e da circa un anno in “trincea” contro la peste suina dove non ci si assume responsabilità a difesa di un vasto territorio che comprende oltre cento Comune tra Liguria e Piemonte.
<<Il sette gennaio sarà un anno che la peste suina africana ha toccato il nostro territorio. A parte gli interventi di deroga che la Regione Liguria ha portato avanti (su sentieri e ricerca dei funghi in particolar modo) assumendosene la responsabilità (gliene va dato atto e merito), ben poco è stato fatto – commenta Buschiazzo -.
Al Commissario Angelo Ferrari, al dott. Vittorio Guberti, veterinario di Ispra e massimo esperto della peste suina in Italia, al dott. Pierdavide Lecchini, direttore generale della sanità animale e dei farmaci veterinari del Ministero della Salute, sembra che non importi nulla di cosa stia accadendo in questi territori (al di là dell’analisi dei dati sulla Psa).
I fatti dicono questo. Dopo un anno, nessun cinghiale è stato abbattuto (ricordo che gli ispettori dell’UE a gennaio avevano detto non more wild boars, non more virus – niente più cinghiali, niente più virus) e i problemi per le attività economiche permangono. I danni ai pascoli e ai coltivi sono aumentati notevolmente per l’aumento dei cinghiali che, nonostante tutte le previsioni di sterminio virale, sembra che godano di buona salute nel nostro territorio.
Danni che, se sul 2021 sono stati coperti all’80%, temo che verranno coperti per una percentuale ancora minore nel 2022 (visto che le risorse che provenivano dal mondo venatorio, con cui si pagano i danni all’agricoltura, quest’anno sono diminuite molto per il divieto di caccia), a meno che non vengano stanziate risorse straordinarie.
I nostri artigiani della carne, i nostri macellai, che sono un fiore all’occhiello per questo comprensorio, sono costretti a farsi portare la carne di maiale al di fuori della zona infetta e i nostri piccoli allevamenti suini (di alta qualità) non hanno ripreso ancora la loro attività, nonostante ben più di sei mesi siano trascorsi dagli abbattimenti forzati dei maiali sani.
Il turismo, dopo il lockdown dei sentieri durato fino al 1° aprile, è ripreso, ma con l’handicap, rispetto ad altri territori con cui siamo in “competizione” delle misure di biosicurezza. I dati raccolti finora vengono ritenuti insufficienti dal dott. Ferrari, dal dott. Guberti e dal dott. Lecchini, in quanto, a loro avviso, dovrebbero trovarsi più carcasse vista la letalità del virus. Le loro ragioni sono semplici. Gli abbattimenti non vengono considerati nel computo statistico (notizia recente) perché se sono abbattuti sono sicuramente sani (ma su 42 cinghiali abbattuti avrebbe potuto o no essercene uno in incubazione? Invece tutti negativi) e di carcasse se ne trovano troppo poche (ma la presenza del lupo viene considerata?).
Rispetto a queste posizioni mi faccio considerazione semplice, a cui, però, vorrei una risposta scientifica.
Il dott. Roberto Moschi di Alisa, sciaguratamente a mio avviso (perché la similitudine era esagerata e connotava troppo negativamente il nostro territorio), a inizio epidemia aveva definito i nostri boschi una piccola Chernobyl. Ora nella stagione dei funghi (settembre, ottobre e novembre) sono transitati circa ventimila persone (dato approssimativo desunto dalla vendita dei tesserini) per i boschi di Sassello fuori dai sentieri. Queste ventimila persone non hanno trovato carcasse (e non avevano certo interessi particolari per non segnalarle) e, se ci fosse stato un focolaio del virus, dopo tre mesi avrebbero dovuto portare il virus in tutto il Nord Italia. Ciò non è avvenuto. Forse perché non ci sono focolai in quest’area? Io lo riterrei un dato rilevante. L’attendere condizioni “perfette” e “teoriche” fa sì, secondo la mia modesta opinione, che si perda tempo e che prima o poi il virus arrivi veramente, con conseguenze che sarebbero devastanti per le nostre attività.
Concludo con un’ultima considerazione ancora, ma di natura più politica che analitica. L’attendismo dei tecnici (Ferrari, Guberti e Lecchini) porta ad un’impasse che non può essere sbloccata (perché l’assenza di carcasse non è da loro considerato come un dato statisticamente rilevante: le carcasse devono trovarsi nonostante ci sia il lupo e nonostante i cinghiali non muoiano così copiosamente). A questo punto dovrebbe esserci un’assunzione di responsabilità della politica, perché o si sblocca l’impasse, o si riconosce realmente (con risorse finanziarie e umane e non con intenti) che questi territori stanno subendo un danno pesante per salvare due punti percentuali del Pil nazionale legato all’industria suinicola della Pianura Padana e del Centro Italia.
A un anno dall’inizio – conclude il sindaco -, credo che chi ne ha le possibilità debba compiere questa scelta>>.
G. D.